domenica 15 novembre 2015

DOPO I FATTI DI PARIGI



Così l’Arcivescovo, il cardinale Angelo Scola ha commentato gli atti terroristici di Parigi:



“Questo è un vile attentato contro la pace e per questo è contro tutta l'umanità, anche se ha colpito persone precise, e i loro familiari, per i quali noi intercediamo presso Dio.

Dobbiamo metterci urgentemente in azione perché questo tragico evento - dentro il turbolento cambiamento di epoca che durerà parecchi anni – domanda la rigenerazione della persona, delle sue relazioni, dello stile di vita della comunità cristiana. Domanda anche edificazione di una vita buona, dentro una società plurale, rispettosa di tutti.

La nostra risorsa è la preghiera, perché, lungi dal rappresentare una fuga verso l'astrazione o un allontanamento dalla realtà, è relazione con Colui che intreccia la sua libertà misericordiosa con la nostra, ci aiuta a elaborare un giudizio su quello che sta succedendo, a capirlo.

Per questo, in tutta la Diocesi dopo ogni Messa in questa prima domenica di Avvento, faremo un momento specifico, breve, di preghiera per i morti di Parigi, per i loro familiari e per la pace”.


Don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha dichiarato: «Davanti ai nostri occhi c’è un’evidenza: la vita di ciascuno è appesa a un filo, potendo essere uccisi in qualsiasi momento e ovunque, al ristorante, allo stadio o durante un concerto. La possibilità di una morte violenta e feroce è divenuta una realtà anche nelle nostre città. Per questo i fatti di Parigi ci mettono davantialla domanda decisiva: perché vale la pena vivere? È una provocazione che nessuno di noi puòevitare. Cercare una risposta adeguata alla domanda sul significato della nostra vita è l’unicoantidoto alla paura che ci assale guardando la televisione in queste ore, è il fondamento che nessunterrore può distruggere».
«Chiediamo al Signore di poter affrontare questa terribile sfida con gli stessi sentimenti di Cristo che non si lasciò vincere dalla paura: “Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (I Pt 2,23). Con questa Presenza negli occhi potremo guardare perfino la morte, a cominciare da quella di coloro che hanno perso la vita a Parigi, offrire ai nostri figli un’ipotesi di significato per stare davanti a queste stragi e a ciascuno di noi una ragione per tornare al lavoro lunedì mattina continuando a costruire un mondo all’altezza della nostra umanità, con la certezza della speranza che è in noi».